Dedicato a chi ha il coraggio di volere un mondo migliore

In distribuzione oggi la nuova collezione di H&M firmata da Donatella Versace.

Agghiacciante lo spot realizzato per lanciare la collezione. In una villa fuori dallo spazio e dal tempo, immersa in un’inquietante atmosfera di sogno, Donatella, come una novella “grande sorella”, controlla e tiene a bada le sue modelle vestite di tutto punto, ovviamente Versace per H&M. Vogliamo parlare dell’aspetto delle modelle? La stessa faccetta inespressiva replicata all’infinito, chioma biondo platino innaturale e ovviamente un corpo magro, quasi adolescente, senza curve, anoressico. Tirate dai fili di Donatella appaiono come burattini inerti, elegantissime ma senz’anime, con gli occhi vuoti.

Un’immagine triste della donna, come sempre….

Per chi vuole scrivere

http://about.hm.com/it/contattaci__contact.nhtml?ouid=it&departmentid=press

E’ partita la nuova campagna chock di Benetton, a Milano e a Roma è ‘guerriglia marketing’. Nella Capitale, poco dopo le 8 di questa mattina, è stato srotolato su Ponte dell’Angelo, a pochi passi dal Vaticano, un manifesto con l’immagine del Papa che si bacia con l’Imam de Il Cairo. Molti turisti e passanti si sono fermati per fotografare il fotomontaggio che non mancherà di far discutere. Blitz anche a Milano con due eventi separati, prima di fronte alla Borsa e poi a Piazza Duomo, questa volta i protagonisti del bacio sono il presidente americano Barack Obama e il suo omologo cinese Hu Jintao.

Si può scrivere a Anissa Nouhi — email: prmilano@benetton.it o  info@benetton.it

Aggiornamento del 17 novembre 2011

Sul sito di Benetton è stato pubblicato ieri sera….

Nota Stampa

Ponzano, 16 novembre 2011. “Ribadiamo che il senso di questa campagna è esclusivamente combattere la cultura dell’odio in ogni sua forma“, dichiara un portavoce di Benetton Group. “Siamo perciò dispiaciuti che l’utilizzo dell’immagine del Pontefice e dell’Imam abbia cosi urtato la sensibilità dei fedeli. A conferma del nostro sentimento abbiamo deciso con effetto immediato di ritirare questa immagine da ogni pubblicazione“.

Due grossi pinguini maschi in frac e bombetta giocano a palla con due baby pinguini. «Pure voi siete una famiglia?» chiede Piccolo Uovo, il protagonista della favola politically correct disegnata da Altan, e presentata alla festa milanese del Pd come lettura per i bimbi dell’asilo.

Sì! – risposero i due papà insieme ai loro piccoli». È una delle avventure tra le coppie gay di Piccolo Uovo, il fumetto che vuole «raccontare tutte le tipologie di famiglie, non solo quelle etero».
L’idea proposta durante lafesta del Pd è di adottare la favoletta come libro di lettura negli asili milanesi. Sul palco Rosaria Iardino, membro del coordinamento nazionale per le donne del Pd, la consigliera regionale lombarda del Pd Sara Valmaggi e Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano. Lui spiega: «Gli asili non sono mia competenza. Ma ho letto il libro a mio figlio e da padre lo consiglio agli altri padri. Mi piacerebbe anche che i bambini potessero discuterne tra di loro». Majorino è l’assessore che ha voluto la delega alle Famiglie, al plurale per dire che non c’è solo un tipo di famiglia, come recita la Costituzione, quello formato da marito moglie e figli, ma «molti tipi di famiglia »

Fin qui la cronaca…. stiamo investigando per capire se questi libri stiano effettivamente arrivando nelle scuole (se qualcuno ne ha notizia ce lo scriva) ma certo vale la pena di far sentire la propria voce ricordando, tra l’altro, che in Italia la legge non permette a gay di sposare ne tanto meno di generare bambini con fecondazione assistita o di adottarli. Quindi in ogni caso si proporrebbe qualcosa di contrario alla legge dello stato.

Cosa fare
- inserire commenti al libro dove questo viene recensito o venduto (http://www.amazon.it/Piccolo-uovo-Francesca-Pardi/dp/8890579927 o http://www.ibs.it/code/9788890579929/pardi-francesca-altan-tullio/piccolo-uovo.html oppure per un elenco completo su google http://www.google.it/webhp?sourceid=chrome-instant&ie=UTF-8&ion=1&nord=1#sclient=psy-ab&hl=it&nord=1&site=webhp&source=hp&q=piccolo%20uovo%20altan&pbx=1&oq=&aq=&aqi=&aql=&gs_sm=&gs_upl=&fp=c5509f33606ae0f3&ion=1&ion=1&bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_cp.,cf.osb&fp=c5509f33606ae0f3&biw=1366&bih=643&ion=1)

- scrivere al sindaco Pisapia (sindaco.pisapia@comune.milano.it) a Pierfrancesco Majorino (assessore.majorino@comune.milano.it), Maria Grazia Guida, assessore alla scuola (vicesindaco.guida@comune.milano.it)

E’ in pubblicaizone in molte città la solita provocazione di Oliviero Toscani questa volta per la marca di moda Relish. A dire il vero Toscani sembra proprio aver perso smalto e soprattutto rivende cose già prodotte (vedi la pubblicità per la ditta di prodotti Alma Natura che presentava uomini e donne nude con maschere di cani e gatti)….

E’ “ammirevole” la capacità di Toscani di farsi pagare per pubblicità che non sono efficaci (= non producono vendite ma solo fastidio) ma che di certo rendono lui più famoso…forse alla Relish bisorrebbe farlo notare, anche perchè il loro amministratore delegato non sembra accorgesene… Alessandro Esposito in un comunicato ha affermato: “Abbiamo pensato di lavorare con Oliviero Toscani perché nel suo genere è unico e volendo dare qualità di immagine, stile e contenuto al nostro modo di comunicare, il pensiero ad Oliviero Toscani è stato immediato.”

Chi vuole può:

- scrivere all’ufficio stampa di Relish Scrivere studio clara garcovic – tamara.perico@claragarcovich.it mettendo in cc (visibile!) le giornaliste  Isabella Bossi Fedrigotti ibossi@rcs.it,  Pollo del Corriere ppollo@corriere.it e Azimonti di Repubblica f.azimonti@repubblica.it)

- lasciare commenti sul blog http://relishblog-relish.blogspot.com/2011/07/relish-nuova-collezione-fw-11.html (non li pubblicheranno ma almeno li devono leggere e cancellare…)

- commentare sulla pagina di Facebook https://www.facebook.com/pages/RELISH/10150117760145118 (occorre prima dire “mi piace”)

- lasciare commenti alla fine del video del backstage http://www.youtube.com/watch?v=Y9aHE4qixt4&feature=player_embedded

Chi sono le ragazze italiane? Chi sono le ventenni e trentenni che in questo momento studiano, lavorano, progettano e costruiscono così il futuro del loro – il nostro – Paese?Le tv, i giornali, i dibattiti di questi giorni sembrano proporci un’immagine unica.

Su questo tema si interroga su Corriere.it la giornalista Barbara Stefanelli, chiedendo il nostro parere… servono certamente testimonianze!

http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_18/ragazze-normale-stefanelli_7373fdb2-e1c2-11e0-87d5-1f893d7963e9.shtml

 

 

Il nuovo programma di Radio 24 di Matteo Caccia “Voi siete qui” è in cerca di storie….si offre quindi la possibilità di raccontare un pezzo della propria vita….di cristiani, di persone normali (sposata con lo stesso uomo da oltre 20 anni, che decide di non avere rapporti pre-matrimoniali, che fa fatica ma cerca di svolgere il proprio lavoro come servizio agli altri, ecc.).

Chi ha voglia può mandare la propria storia… qui sotto quanto riporta il sito che illustra l’iniziativa.

 

I racconti che stiamo scegliendo per essere mandati in onda sono proprio quelli che rispondono ad una semplice e complicata richiesta: una storia minuscola della vostra vita che dica qualcosa di voi. Quando i racconti seguono questa semplice regola accade una cosa strana, leggendoli ci sembra di capire qualcosa di più della persona che l’ha scritto, storie che segnano un punto rosso su una mappa, quel punto che indica “Voi siete qui”.

Noi ci prendiamo la libertà di metterci le mani. Di tagliarli se sono linghi, integrarli se sono corti, modificarli se serve. Ma la storia rimane quella. E’ la vostra. E quando l’avrete scritta… inviatela a voisietequi@radio24.it

E’ pubblicata su manifesti 6×3 la nuova campagna Fracomina, azienda di abbigliamento di . L’azienda dice di aver pensato la campagna pubblicitaria per mettere in discussione una serie di cliche sulle donne.

Nel farlo però utilizzano degli slogan decisamente fuori luogo (per usare un eufemismo). Tra questi  (vedi il sito http://www.fracomina.it/woman-evolution.php-)

  • Sono Maria, non sono Vergine e ho una forte spiritualità
  • Sono Chiara, mi piacciono le donne e non amo i motori
  • Sono Maddalena, sono una escort e non sono una ragazza facile
In alcune città pugliesi la pubblicità è già stata censurata e non è stata messa sui mezzi pubblici. Si può di certo intervenire per ottenerlo anche in altre città.

Cosa fare

 

La Commissione Europea sta spingendo per il riconoscimento forzato in tutta Europa delle unioni civili, dei “matrimoni“ omosessuali e delle adozioni di bambini da parte di coppie gay.

Come? Promuovendo la libera circolazione dei documenti pubblici e il reciproco riconoscimento automatico degli effetti degli atti di stato civile in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. Fra i quali anche i papier riguardanti matrimonio e adozioni.

Il 14 dicembre la Commissione ha pubblicato sul tema un cosiddetto JUST-COOP-JUDICIAIRE-CIVILE@ec.europa.eu

European Commission Directorate-General for Justice
Unit A1 – Judicial Cooperation in Civil Matters
B-1049 Brussels
Fax No: + 32-2/299 64.57

Per approfondire

A lanciare l’allarme su quello che a prima vista potrebbe sembrare solo un utile snellimento burocratico è lo European Dignity Watch, l’organizzazione non governativa che a Bruxelles si batte per la difesa dei tre pilastri di ogni società civile, vita, famiglia e libertà fondamentali della persona, il quale ha preparato, in sei lingue, una puntigliosa ed efficace analisi critica del colpo di mano della Commissione. Giacché proprio di un colpo di mano si tratta.

Certamente, al lato pratico, l’automatismo della ricezione nei diversi Paesi europei di documenti pubblici riguardanti i cittadini senza altri esborsi di denaro e lungaggini, è appunto auspicabile, ma la semplificazione degli adempimenti amministrativi verso cui sta spingendo la Commissione porterebbe con sé l’armonizzazione indebita di aspetti della legislazione particolarmente sensibili e  per questo motivo assai dibattuti, avendo finalmente trovato il modo per aggirare le legislazioni di quei Paesi che ancora frappongono barriere al “matrimonio” e alle adozioni gay.

Sarebbe infatti sufficiente che un documento pubblico venisse validamente emesso in un certo Paese per essere senza colpo ferire recepito in un altro. Per esempio un certificato di stato di “famiglia” omosessuale.

Per capirsi: due cittadini per esempio dei Paesi Bassi che lì – dove la legge lo permette – si fossero “sposati”, sarebbero una “famiglia” anche in Italia dove però la legge non lo consente, così come sempre nel nostro Paese lo sarebbero due cittadine “sposate” del Regno Unito che lì – dov’è legale – avessero adottato un piccolo orfano, cosa che da noi è illegale.

Questa mossa palesemente antidemocratica, che cancella con un colpo di spugna i parlamenti nazionali, è quindi lo strumento con cui oggi la Commissione Europea – e su un punto tanto eticamente sensibile quanto controverso – dota indebitamente la UE di una sovranità, di un potere esecutivo e di una vincolatività dei propri decreti assolutamente nuova e non sottoposta ad alcuna ratifica da parte della volontà popolare dei cittadini, obbligando tutti a legalizzare ciò che in alcuni luoghi è illegale. Anche perché aggira gli stessi trattati europei, per esempio il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea che comunque all’articolo 81.3 teoricamente protegge gli Stati membri da queste prevaricazioni sancendo che per il diritto di famiglia vanno ascoltati i parlamenti nazionali.

Del resto, la semplificazione amministrativa spianerebbe la via anche al “turismo matrimoniale” e magari pure adottivo: i cittadini omosessuali di un Paese in cui non è possibile contrarre “matrimonio” legale o adottare figli potrebbero darsi cioè da fare per contrarre legalmente “matrimonio” e adottare prole fuori dal proprio Paese (ottemperando ovviamente a tutte i requisiti di legge richiesti dal Paese ospite), vedendosi poi automaticamente riconosciuto il proprio stato di “famiglia” ovunque nei Paesi UE. Per esempio, affinché due persone italiane possano sposarsi oggi in Spagna, almeno una delle due deve risiedere in Spagna. Risiedere in Spagna non è però affatto complicato, bastano poche scartoffie; e questo vale sia per le persone eterosessuali, sia per le persone omosessuali, le quali, in Spagna, a differenza dell’Italia, possono “sposarsi”. Grazie allo snellimento amministrativo proposto dalla Commissione Europea il loro “matrimonio” spagnolo verrebbe allora domani riconosciuto anche in Italia. Facile ipotizzare dunque che Paesi come la Spagna si trasformerebbero in ambiti “paradisi gay” da sfruttare per bypassare le legislazioni di Paesi come l’Italia.

Figuriamoci del resto che quanto la Commissione Europea vorrebbe con questa riforma amministrativa imporre a un insieme di Stati europei che politicamente e giuridicamente non sono uniti non accade nemmeno negli Stati Uniti d’America, i quali, pur federali, sono però davvero un Paese unito e sovrano, vincolato da una Costituzione, da una legislazione e da un sistema giudiziario comuni. Negli Stati Uniti, Paese unito e federale, il “matrimonio” omosessuale è infatti legale in qualche Stato: pochi, per esempio il Massachussetts – il primo Stato dell’Unione a farlo, nel 2004 -, ma non in altri, per esempio il Texas o l’Oklahoma. Nessuna legge federale si sogna, in quel Paese unito politicamente e giuridicamente come non lo è invece la UE, di imporre in ogni luogo ciò che è legale solo in alcuni. Anzi, negli Stati Uniti vige – per quanto combattuto esso sia dalle lobby omosessuali – persino quel Defense of Marriage Act del 1996 che proibisce – nonostante il Massachussetts e altri, pochi, luoghi simili – il riconoscimento del “matrimonio” gay da parte del governo federale, per non parlare delle adozioni.

Analisi_Libro_Verde

«Gli impianti pubblicitari e le pubblicità esposte non devono avere contenuto ed immagini rappresentative di violenza fisica e morale, nonché lesive del decoro, offensive delle convinzioni morali, civili e/o religiose delle appartenenze di genere, culturali e nazionali delle persone».

È questo quanto recita l’articolo 7 del nuovo Regolamento della pubblicità approvato dal Comune di Firenze. La cosiddetta ‘clausola etica’ che tanto sta facendo discutere in quel di Firenze, ma non solo. A scagliarsi contro la nuova norma un artista che ha sempre fatto della provocazione la sua bandiera: Oliviero Toscani. Per il fotografo questa è una decisione degna di «Censori e ipocriti» che allontana l’arte da Firenze. A sorpresa protesta anche l’Aduc. Per l’Associazione per i Diritti dei Consumatori e degli Utenti questa di Renzi è una «brutta decisione», con la quale l’amministrazione comunale si vuole «arrogare il diritto di decidere cosa sia decoro o meno in pubblicità». L’Aduc non risparmia le critiche, il bersaglio è Renzi: «un’ennesima dimostrazione di vecchiume e di bacchettonismo di chi, un giorno sì e l’altro pure, ci ricorda in continuazione essere il nuovo e il giovane che avanza».

Cosa si può fare
Potete dire la vostra sostenendo il sindaco Renzi (35 anni) scrivendo direttamente a sindaco@comune.fi.it e/o al suo capo ufficio stampa  m.agnoletti@comune.fi.it

Lasciando commenti sugli articoli pubblicati:

Stop a pubblicità choc Toscani contro Renzi - Corriere Fiorentino - ‎07/apr/2011
-  “La pubblicità non può violentare Firenze” - La Nazione - ‎08/apr/2011

Scrivere protestando all’ADUC… anche per la vignetta pubblicato sul loro sito (mandando una mail a ufficiostampa@aduc.it  o mettendo un commento sotto la vignetta http://www.aduc.it/giannino/firenze+vieta+pubblicita+sexy_18954.php -  occorre registrarsi per poterlo fare)

Toscani? A nostro parere non vale la pena… ci sguazza in queste cose.

Hey Dad, can you help me?

E la risposta arriva direttamente dal Paradiso sugli auricolari bluetooth di Nodis. Questo lo sloagan dello spot blasfemo che è andato in onda in questi giorni in prime time su Italia 1.

Decisamente è arrivato il momento di dire basta a questi insulti…

Non vale, però, la pena di protestare con i media (non si farebbe altro che fare il loro gioco, un’azione di questo genere punta allo scandalo e ad un’ampia visibilità sui giornali, cosa che i miseri 130.000 euro investiti dall’azienda di certo non permettono. Per ora solo Avvenire ne ha parlato).

Conviene fare di più, ovvero ad esempio colpire l’azienda direttamente, facendolo sapere ai suoi partner.

Di certo è perciò importante mandare una mail a Nodi mettendo  in copia  Nokia di cui Nodis è partner a livello nazionale nella gestione dei Grandi Clienti Diretti nonché distributore di accessori originali. Di certo Nokia non gradirà essere messa in mezzo a questa vicenda…
Si può poi aggiungere in cc alla mail anche l’agenzia che ha curato lo spot, nonchè  Mediaset che ha ospitato la pubblicità (e che di certo non vorrà perdersi Nokia come cliente)

Ecco a chi scrivere:

All’azienda: info@nodis.it
All’agenzia creativa: info@wakeup.it

Mettendo in cc (visibili)

Ai responsabili comunicazione Nokia: tiziana.pollio@nokia.com, elvira.carzaniga@nokia.com; andrea.facchini@nokia.com; nokia@imagebuilding.it
Ai responsabili comunicazione Mediaset:rossana.camana@mediaset.itufficiostampa@mediaset.it

Che lo spot sia blasfemo lo di fatto afferma l’azienda stessa che presentando la campagna afferma” Lo spot, realizzato con la regia di Domenico Emanuele de Feudis, è una pillola di soli dieci secondi. Ecco perché si è voluto utilizzare un linguaggio visivo di immediata decodifica: un’iconografia universale, inequivocabilmente comprensibile, condita da un pizzico di irriverenza e allusioni confezionate ad hoc, utili per una maggiore sintonia con il target al quale si vuole rivolgere.

Un uomo seminudo, legato al letto, e vestito di solo un orginale auricolare bluetooth, ha davvero poche possibilità di fraintendimento, aggiungiamoci il fatto che quell’uomo ha capelli lunghi e barba incolta, le braccia stese ampie lungo le spalle e uno sguardo tra il languido e, per l’occasione, quasi l’impaurito, e tutto diventa lampante. Pare un moderno Gesù, o per lo meno, qualcuno di tremendamente somigliante che la storia vuole protagonista di una notte piuttosto movimentata. Partner di quell’avventura è però un’opulente e aggressivo donnone che non piacerebbe a nessuno poter annoverare tra le proprie conquiste. Ed ecco che – apriti cielo! – l’uomo chiede aiuto, mestamente, abbrancato dalla donna che le si fa incontro gattonando sul letto. Con le mani legate, l’auricolare è il veicolo che offre all’etere il suo messaggio, la grafica evocativa del prodotto, scelta non per caso, carica la sequenza e sembra quasi mettere le ali alle parole del protagonista: Hey Dad, can you help me? Paradossi e allusioni per una parabola moderna della comunicazione, dei suoi strumenti e situazioni, che giunge all’orecchio di tutti. L’immagine è elegante, per nulla offensiva, sicuramente ironica e per certi aspetti dissacrante, ma solo perché su quel letto non c’è un “fante”.

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